ZAFFERANA ETNEA – Ore 3,21: tutto si muove. Dal letto ai lampadari, dai tavoli ai suppellettili. Una scossa di magnitudo 4.9 colpisce la Sicilia.

L’epicentro è a Viagrande, comune in provincia di Catania, ma le zone più colpite sono quelle di Fleri e Pisano, entrambe frazioni di Zafferana Etnea.

Tanta paura, con la gente che scappa in strada, altra rimasta illesa miracolosamente. Sembra ieri, eppure è passato un anno da questo terribile racconto. In molti hanno vissuto con gli spettri e la paura che oggi, 26 dicembre, la storia potesse ripetersi.

La chiesa falcidiata dalla storia

Ingenti i danni sul territorio, con tante strade chiuse al traffico per diverso tempo, abitazioni evacuate e una chiesa, la Maria SS. del Rosario, distrutta. La stessa che fu ricostruita e ridisegnata dopo il terremoto del 25 ottobre del 1984 e che, adesso, chi sa se e quando verrà completata.

A distanza di 365 giorni ancora qualcosa manca e quando si attraversa questa lingua di terra si avverte una sensazione di abbandono e rammarico mista alla voglia di rivalsa e rinascita. In effetti, sono molte le attività che hanno ripreso il loro corso. Eppure, sono ancora presenti problemi strutturali ad alcuni edifici e alla circolazione.

Tutti legati, come spesso accade, all’economia e al mondo della politica. Il sisma ci ha risparmiati, la burocrazia no”: le parole di uno striscione riecheggiano continuamente nella mente dei residenti e rimangono impresse in coloro che transitano all’incrocio tra via Armando Diaz e via Vittorio Emanuele, ancora oggi a senso unico in direzione Zafferana.

Terremoto Fleri, non un caso a sé

Ma questo, si sa, non sembra essere qualcosa contro la Sicilia e i siciliani. È un problema che riguarda anche altre regioni: basta pensare a quanto accaduto a L’Aquila nel 2009 e ad Amatrice nel 2016. Rispettivamente, dopo 10 e 3 anni hanno visto timidi passi in avanti per la ricostruzione, seppur si faccia riferimento a dei sismi più devastanti.

Per quanto riguarda Fleri, uno è già passato. Si era detto di «ripristinare la normalità il prima possibile».

A questo punto, non resta che continuare ad andare avanti a testa alta e attendere che la burocrazia faccia il suo corso… il “prima possibile”.