Taormina – La terapia del dolore dell’ospedale “San Vincenzo”, inventata dal mai dimenticato primario, Filippo Bellinghieri, viene ancora apprezzata dalle famiglie dei malati oncologici. “Sono la moglie del defunto Saverio Castellano – racconta la signora Pizzurro – vorrei raccontarle la storia di mio marito, spentosi nel luglio di quest’anno dopo un terribile morbo che lo ha lacerato. Nel 2018 ha avvertito i primi sintomi di quello che sarebbe stato diagnosticato un tumore metastatico al polmone, di livello avanzato. Ha così avviato il protocollo terapeutico, sottoponendosi per un breve periodo alla chemioterapia per poi passare alla terapia immunologica, i cui effetti erano molto meglio tollerati. Ma si sa, le terapie riescono a frenare le scure del male, ma non ad arrestarle. E così, ben presto, accanto al patema d’animo del destino inclemente, si sono affermati i dolori, sempre più lancinanti, sempre più insopportabili, che hanno perfino suscitato in mio marito, amante della vita, il desiderio di ciò che è più innaturale per l’essere umano: la morte. La priorità, per lui e per noi, è passata dalla ricerca della migliore opzione terapeutica alla soluzione per lenire i dolori atroci, ma senza risultati soddisfacenti. La prima terapia somministrata, a base di un farmaco riusciva ad ammorbidire la sofferenza, ma gli effetti erano fugaci, e quindi era richiesta una nuova somministrazione, che però era controindicati per gli effetti dell’abuso. Dopo una disperata ricerca di farmaci, alternativi e complementari, sulla sua strada si è imbattuto il Dott. Giuseppe Bova, dell’Ospedale di Taormina, che l’ha incoraggiato ad assumere un altro farmaco i cui effetti aveva già sperimentato su un altro paziente. Da quel momento mio marito ha riacquistato quel minimo di dignità che il tumore gli aveva risparmiato, consentendogli di convivere con la malattia. Quella resistenza al dolore lo ha accompagnato fino al 22 di luglio, quando si è serenamente addormentato per sempre. Nella drammaticità della morte, la vita ci insegna che esistono anche meravigliose persone ad illuminare il nostro cammino nei sentieri più bui. Grazie dott. Bova, anche da parte di Saverio”.