CRONACA
Lentini e Francofonte, furti seriali: arrestati cinque membri della Banda dell’escavatore
La polizia ha arrestato cinque uomini, di Lentini e Francofonte (Siracusa), accusati di rapina a mano armata e plurimi episodi di furti perpetrati mediante la tecnica delle “spaccate” ai danni di attività commerciali, gioiellerie, istituti di credito e uffici postali.
Le indagini degli agenti del commissariato di Lentini e della squadra mobile, coordinate dalla Procura di Siracusa, hanno permesso di individuare i componenti della “banda dell’escavatore”. Stamane, nell’ambito dell’operazione “New Holland” sono state eseguite le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Siracusa.
La tecnica usata era sempre la stessa: la banda, con escavatori e autocarri rubati, distruggeva gli ingressi delle attività per creare un varco che consentisse un rapido accesso ai locali e il furto delle casseforti.
La base operativa della banda, dove venivano pianificate le attività criminali e nascosti i mezzi impiegati per le spaccate, si trovava nelle campagne di contrada “Cannellazza”, a Carlentini. Una posizione strategica per i collegamenti con il territorio del calatino e della provincia nord di Siracusa e per fuggire tramite le strade interne alle forze dell’ordine.
Grazie all’elicottero del Reparto volo di Palermo ed una serie di appostamenti nelle campagne di contrada Cannellazza la polizia ha individuato escavatori e camion rubati alle aziende locali, e parte del bottino dopo i furti ad alcuni istituti bancari di Vizzini. Secondo gli inquirenti l’organizzazione studiava bene il piano con sopralluoghi preliminari. Tra i membri della banda anche abili conduttori di escavatori, capaci di effettuare il colpo in pochi minuti. La banda per far esplodere i bancomat utilizzava la tecnica della “marmotta”, un ordigno esplosivo che, una volta innescato, determinava la detonazione della cassa che permetteva di impossessarsi del denaro.
CRONACA
Modica, per anni aveva perseguitato una ragazza tramite social: arrestato e condotto in carcere dai Carabinieri
I Carabinieri di Modica hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa nei confronti di un 34enne modicano, responsabile di aver perseguitato per anni una giovane ragazza tramite condotte moleste e minacciose messe in atto attraverso diversi profili social.
La vicenda nasce a Pisa nel 2018 quando la vittima iniziava ad esser oggetto di condotte persecutorie da parte dell’arrestato, che la molestava e minacciava inviandole numerosissimi messaggi sui suoi profili Telegram, Instagram e Facebook, dal contenuto offensivo e volgare.
La condotta del 34enne gettava la vittima in un forte stato di ansia e paura, costringendola a cambiare addirittura le sue abitudini di vita; nel 2020 denunciava tutti gli episodi ai Carabinieri ma l’autore delle condotte ha continuato con gli stessi atteggiamenti fino al 2022, quando ne ha dovuto rispondere dinanzi al Giudice del Tribunale di Pisa.
Una volta divenuta definitiva la condanna, il 34enne è stato arrestato e accompagnato presso il carcere di Ragusa ove dovrà scontare la pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione.
CRONACA
Ruba in una gioielleria insieme alla figlia minore: ladra 43enne arrestata dalla Polizia
La Polizia ha arrestato una 43enne di Enna che, nei giorni scorsi, ha rubato in una gioielleria del centro storico di Catania, portando con sé la figlioletta di soli 7 anni, probabilmente per non destare particolari sospetti.
La donna si aggirava tra gli espositori dell’attività commerciale e, dopo aver chiesto generiche informazioni alle commesse, con mossa fulminea si è impossessata di bracciali in oro del valore commerciali di circa 1.500 euro, per poi andare verso l’uscita e fuggire via.
La cassiera si è accorta del gesto della ladra e l’ha rincorsa lungo via Etnea fino a raggiungerla in piazza Stesicoro dove l’ha fermata chiedendole di riconsegnare la merce rubata. Per tutta risposta, la donna l’ha afferrata per il collo, nel tentativo di strapparle la collanina in oro, ma senza riuscirci. A quel punto, in fretta e furia, la 43enne è salita nell’auto che aveva parcheggiato in piazza e si è dileguata tra le vie del centro storico.
Il personale della gioielleria ha dato l’allarme alla sala operativa della Questura che ha inviato sul posto una pattuglia per prestare aiuto alla vittima e per raccogliere tutti gli elementi utili per ricostruire la vicenda e risalire all’identità della ladra in fuga.
Grazie alle descrizioni fornite, i poliziotti sono riusciti ad intercettare l’auto in via Gambino, con la donna e la figlioletta ancora a bordo. La 43enne, che, nel frattempo, si era già disfatta della refurtiva, è stata riconosciuta subito dalla cassiera della gioielleria. I poliziotti hanno pure acquisito e visionato attentamente le immagini di videosorveglianza che hanno immortalato la donna in azione, consentendo di procedere al suo arresto in flagranza per rapina impropria.
La donna è stata dunque condotta in carcere, mentre la figlioletta, alla luce della gravità dell’episodio, è stata temporaneamente affidata alla zia.
CRONACA
Palermo, scoperta serra clandestina della droga: un arresto
Nel quartiere Noce i Carabinieri di Palermo hanno scoperto una serra clandestina destinata alla coltivazione di marijuana, arrestando in flagranza un palermitano, di 63 anni, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione e produzione di sostanza stupefacente e furto aggravato di energia elettrica.
Durante un ordinario giro perlustrativo, l’equipaggio ha avvertito un intenso odore di marijuana, proveniente da una palazzina apparentemente in stato di abbandono. A tradire la reale attività che si svolgeva all’interno sono stati alcuni particolari: da un’apertura nel muro sporgeva un tubo flessibile argentato, mentre dall’interno si percepivano il rumore costante di ventole e la luce accesa.
Una volta entrati nel locale, i militari si sono trovati davanti a una vera e propria serra “indoor”, organizzata con cura, dove sono state rinvenute oltre 80 piante alte circa un metro e mezzo, coltivate mediante un sistema composto da lampade alogene, ventilatori e impianti di aerazione con filtraggio dell’aria.
Nel locale erano inoltre presenti fertilizzanti, bidoni d’acqua e una bilancia di precisione. Durante le operazioni sono state sequestrate anche tre buste contenenti marijuana già essiccata per un peso complessivo superiore al chilogrammo.
Una coltivazione di tali dimensioni, una volta immessa sul mercato dello spaccio al dettaglio, avrebbe potuto generare un guadagno illecito stimato in diverse decine di migliaia di euro.
Nel corso degli accertamenti i Carabinieri hanno richiesto anche l’intervento dei tecnici dell’Enel, che hanno verificato come l’intera serra fosse alimentata tramite un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica. Il furto di energia elettrica è stato stimato in oltre 100 mila euro.
Al termine delle operazioni, l’uomo è stato arrestato e la piantagione e tutta l’attrezzatura utilizzata per la coltivazione sono state poste sotto sequestro.
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