POLITICA
Corruzione, Galvagno (presidente Ars): “L’indagine non è ancora conclusa, non mi dimetto”
“C’è chi mi chiede di fare un passo indietro e chi di fare due passi in avanti. Se domani decidessi di dare seguito alla richiesta di dimissioni finirei per affermare un principio discutibile: quello che un messaggio attraverso canali digitali possa avere più peso della nostra Costituzione. Stiamo parlando di una indagine che non è ancora conclusa e che dovrà passare da uno o più gradi di giudizio. Sono molto prudente”. Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, intervenendo in Parlamento riguardo l’indagine della Procura di Palermo che gli ha notificato un avviso di garanzia per corruzione e peculato.
“Non mi sono mai trovato in una situazione del genere e devo molto misurare qualsiasi genere di intervento – ha aggiunto Galvagno – Rispetto alle dimissioni della mia portavoce (Sabrina De Capitani, anche lei indagata per corruzione, ndr) le auguro di poter dimostrare di avere agito nei confini della legalità. Ho massimo rispetto degli uffici giudiziari che stanno proseguendo nella loro attività d’indagine”.
ATTUALITÀ
Continuano le tensioni in Medio Oriente: il ministro Tajani afferma che il governo è impegnato per sostenere le famiglie e le imprese esposte ai rincari
L’Iran permetterà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Trump tuona contro l’Iran, che a suo dire sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, “non erano questi gli accordi” dice. Per questa ragione ha sottolineato che le forze militari statunitensi rimarranno schierate vicino all’Iran fino al raggiungimento di un vero accordo.
Gli Usa chiedono inoltre ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre ai negoziati con Beirut, nonostante ribadisca di non voler alcuna tregua con Hezbollah.
Uniti nella condanna dei raid israeliani in Libano le cancellerie europee, ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che si prepara ad ospitare i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha affermato che le attuali guerre in Medio Oriente e in Ucraina, con le tensioni commerciali e i problemi economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La priorità del governo è quindi sostenere proprio le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia, sottolineando di essere in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
ATTUALITÀ
Ancora tensioni in Medio Oriente, Meloni critica Trump e il petrolio torna a salire
La tregua di due settimane raggiunta tra USA e Iran e già compromessa: lo Stretto di Hormuz è stato completamente chiuso, costringendo le petroliere a tornare indietro. La decisione è stata presa dopo i raid israeliani condotti ieri su Beirut e diverse altre regioni del Libano contro Hezbollah, che hanno provocato la morte di 203 persone ed il ferimento di oltre un migliaio di altre.
Anche i mezzi italiani della missione Unifil in Libano sono rimasti coinvolti negli scontri, diventando bersaglio dei colpi di avvertimento dell’esercito israeliano, per fortuna senza feriti. Furiosa Giorgia Meloni, che ha riferito a Montecitorio ammettendo di non supportare l’attuale politica di Washington, mentre il ministro Tajani convoca l’ambasciatore israeliano per avere chiarimenti.
Inoltre, la premier ha annunciato che, se la crisi in Medio Oriente dovesse peggiorare, giovedì chiederà la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita dell’Ue, accordo dell’Unione europea che impone agli Stati membri di mantenere sotto controllo le proprie politiche di bilancio al fine di garantire la stabilità dell’Eurozona.
Intanto, Donald Trump ha espresso ancora una volta il suo dissenso verso la Nato, affermando che “non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo ancora”, il tutto mentre il costo del greggio è tornato a salire,raggiungendo gli oltre 97 dollari al barile.
ATTUALITÀ
Tregua tra Usa e Iran: al via i negoziati in Pakistan già da venerdì
Donald Trump ha fatto un passo indietro: dopo aver lasciato il mondo intero col fiato sospeso, in piena notte, ha accettato di estendere di due settimane l’ultimatum per l’Iran. Ma la condizione posta dalla Casa Bianca è chiara: lo stop ai bombardamenti ci sarà solo in caso di una completa, immediata e sicura apertura dello Stretto di Hormùz.
Trump si dice fiducioso in merito ad una pace a lungo termine con l’Iran, che rappresenterebbe a suo dire una “vittoria totale e completa”.
Determinante sarebbe stato l’intervento della Cina che ha esortato l’Iran ad essere più flessibile, aprendosi alla tregua. A giocare inoltre un ruolo importante nelle trattative delle ultime ore come mediatore tra le parti è stato il Pakistan, con i negoziati che dovrebbero iniziare a Islamabad il prossimo venerdì.
Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha accolto con favore il cessate il fuoco, esortando tutte le parti a rispettarne i termini al fine di raggiungere una pace duratura nella regione, sottolineando quanto l’Unione Europea sia pronta a sostenere gli sforzi in corso.
Anche il commissario Ue al Mediterraneo, Dubravka Suica ha ammesso l’importanza della tregua, soprattutto per la popolazione direttamente coinvolta, ma ha sottolineato che anche il Libano deve essere incluso nel cessate il fuoco, al fine di poter raggiungere una pace più ampia.
Il cessate il fuoco decretato con l’Iran, infatti, non si applica al Libano ha evidenziato Israele, dove si continua a combattere contro il movimento islamista Hezbollah, alleato di Teheran.
All’alba di oggi nuovi bombardamenti hanno colpito la città costiera di Tiro, con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato che Libano e Israele continuano ad attaccarsi in quanto il Libano non sarebbe incluso nell’accordo di cessate il fuoco concordato da Washington e Teheran, seppur la dichiarazione contraddica le informazioni diffuse dal Pakistan.
Intanto, le borse europee tirano un sospiro di sollievo quest’oggi: la notizia della tregua, infatti, ha portato importanti rialzi, mentre lo spread tra Btp e Bund è sceso a 73 punti ed è crollato il prezzo del petrolio, sceso sotto i 100 dollari al barile, e quello del gas, sceso sotto i 45 euro.
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