CRONACA
Ciclone Harry – Il Sindacato italiano Balneari incontra gli operatori
CATANIA – Il presidente nazionale del Sindacato italiano Balneari ha incontrato a Catania gli operatori del settore danneggiati dal ciclone Harry
«Senza il mare il turismo muore. Sconcerta che il ministro Daniela Santanchè non abbia ancora visitato i territori colpiti»
«Senza il mare il turismo muore». Poche parole che racchiudono tutta la rabbia, lo sconforto, ma al tempo stesso, la voglia di rialzarsi, di chi, dopo il passaggio del ciclone Harry dalle coste della Sicilia orientale, ha perso la propria attività. A pronunciarle, appena arrivato a Catania, dopo aver verificato la situazione anche a Catanzaro, è Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano Balneari di Fipe Confcommercio.
Parte da questa certezza quando, nella sede di Confcommercio etnea, incontra i titolari dei lidi della scogliera di Catania e Aci Castello e quelli della Plaia. Strutture quasi completamente distrutte dalla furia del mare, che in alcuni casi ha portato via persino quella parte di scogliera su cui venivano realizzate le piattaforme.
In un momento così difficile il Sib ribadisce la necessità di interventi urgenti di emergenza, ristori adeguati e piani straordinari di protezione civile e salvaguardia della costa.
Due quelli normativi immediatamente necessari: in primo luogo, la non applicazione della direttiva Bolkestein. «Lunedì scorso – ha spiegato Capacchione – abbiamo inviato una lettera alla premier Giorgia Meloni, sottolineando che, al di là delle risorse economiche, la questione fondamentale per chi lavora sulla costa, quindi anche alberghi, campeggi, ristoranti e chioschi, riguarda la durata del titolo concessorio, perché senza certezze la ricostruzione è impossibile. Nessuno presterebbe garanzie».
In secondo luogo, la sospensione, per le aziende danneggiate dalle violente mareggiate dei giorni scorsi, della norma che impone di tener conto della polizza catastrofale nell’erogazione dei benefici economici. «Negli ultimi due anni – ha detto il numero uno del Sib – abbiamo inviato diverse lettere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy senza avere risposte. È una polizza che non garantisce dalle mareggiate e dunque è inutile. Tra i rischi coperti ci sono le frane, le alluvioni, le esondazioni, i terremoti – rincara – ma non le mareggiate. Per questo la maggior parte degli operatori balneari non l’ha stipulata. Adesso rischia di diventare un impedimento per l’ottenimento delle risorse finanziarie».
Capacchione sottolinea il grande lavoro di prevenzione fatto dagli enti locali, grazie al quale non si sono registrate vittime, «ma questo – ha aggiunto – rischia di abbassare l’attenzione».
E ancora: «Serve partire adesso. Rischiamo di arrivare a Pasqua con le coste della Sicilia e della Calabria sprovviste della balneazione attrezzata. Il 41 per cento delle presenze turistiche riguarda il mare, per questo sconcerta che il ministro al Turismo, Daniela Santanchè, non abbia ancora visitato i territori colpiti dal ciclone».
Intanto il sindacato – che durante l’incontro con gli operatori del settore ha riunito, a testimonianza della grande attenzione, il presidente regionale e provinciale di Sib Fipe Confcommercio, Ignazio Ragusa, il presidente regionale di Fipe, Dario Pistorio, e il presidente di Confcommercio Catania, Pietro Agen – si muove anche con le istituzioni regionali.
«Abbiamo chiesto – ha spiegato Ragusa – la rideterminazione della durata delle concessioni, altrimenti non sarà possibile effettuare investimenti, mentre dall’assessore del Territorio e dell’Ambiente, Giusi Savarino, abbiamo avuto notizia delle agevolazioni e dei sostegni per poter ripartire: dalla semplificazione burocratica ai ristori immediati».
«Quello che è successo alla scogliera – ha concluso Ragusa – è qualcosa di terrificante. Per questo vorrei che il Paese intero ci desse più attenzione, soprattutto sul piano mediatico, e che magari qualcuno venisse qui ad aiutarci, come tante volte in passato hanno fatto i siciliani in altre regioni colpite da catastrofi»
CRONACA
Modica, per anni aveva perseguitato una ragazza tramite social: arrestato e condotto in carcere dai Carabinieri
I Carabinieri di Modica hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa nei confronti di un 34enne modicano, responsabile di aver perseguitato per anni una giovane ragazza tramite condotte moleste e minacciose messe in atto attraverso diversi profili social.
La vicenda nasce a Pisa nel 2018 quando la vittima iniziava ad esser oggetto di condotte persecutorie da parte dell’arrestato, che la molestava e minacciava inviandole numerosissimi messaggi sui suoi profili Telegram, Instagram e Facebook, dal contenuto offensivo e volgare.
La condotta del 34enne gettava la vittima in un forte stato di ansia e paura, costringendola a cambiare addirittura le sue abitudini di vita; nel 2020 denunciava tutti gli episodi ai Carabinieri ma l’autore delle condotte ha continuato con gli stessi atteggiamenti fino al 2022, quando ne ha dovuto rispondere dinanzi al Giudice del Tribunale di Pisa.
Una volta divenuta definitiva la condanna, il 34enne è stato arrestato e accompagnato presso il carcere di Ragusa ove dovrà scontare la pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione.
CRONACA
Ruba in una gioielleria insieme alla figlia minore: ladra 43enne arrestata dalla Polizia
La Polizia ha arrestato una 43enne di Enna che, nei giorni scorsi, ha rubato in una gioielleria del centro storico di Catania, portando con sé la figlioletta di soli 7 anni, probabilmente per non destare particolari sospetti.
La donna si aggirava tra gli espositori dell’attività commerciale e, dopo aver chiesto generiche informazioni alle commesse, con mossa fulminea si è impossessata di bracciali in oro del valore commerciali di circa 1.500 euro, per poi andare verso l’uscita e fuggire via.
La cassiera si è accorta del gesto della ladra e l’ha rincorsa lungo via Etnea fino a raggiungerla in piazza Stesicoro dove l’ha fermata chiedendole di riconsegnare la merce rubata. Per tutta risposta, la donna l’ha afferrata per il collo, nel tentativo di strapparle la collanina in oro, ma senza riuscirci. A quel punto, in fretta e furia, la 43enne è salita nell’auto che aveva parcheggiato in piazza e si è dileguata tra le vie del centro storico.
Il personale della gioielleria ha dato l’allarme alla sala operativa della Questura che ha inviato sul posto una pattuglia per prestare aiuto alla vittima e per raccogliere tutti gli elementi utili per ricostruire la vicenda e risalire all’identità della ladra in fuga.
Grazie alle descrizioni fornite, i poliziotti sono riusciti ad intercettare l’auto in via Gambino, con la donna e la figlioletta ancora a bordo. La 43enne, che, nel frattempo, si era già disfatta della refurtiva, è stata riconosciuta subito dalla cassiera della gioielleria. I poliziotti hanno pure acquisito e visionato attentamente le immagini di videosorveglianza che hanno immortalato la donna in azione, consentendo di procedere al suo arresto in flagranza per rapina impropria.
La donna è stata dunque condotta in carcere, mentre la figlioletta, alla luce della gravità dell’episodio, è stata temporaneamente affidata alla zia.
CRONACA
Palermo, scoperta serra clandestina della droga: un arresto
Nel quartiere Noce i Carabinieri di Palermo hanno scoperto una serra clandestina destinata alla coltivazione di marijuana, arrestando in flagranza un palermitano, di 63 anni, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione e produzione di sostanza stupefacente e furto aggravato di energia elettrica.
Durante un ordinario giro perlustrativo, l’equipaggio ha avvertito un intenso odore di marijuana, proveniente da una palazzina apparentemente in stato di abbandono. A tradire la reale attività che si svolgeva all’interno sono stati alcuni particolari: da un’apertura nel muro sporgeva un tubo flessibile argentato, mentre dall’interno si percepivano il rumore costante di ventole e la luce accesa.
Una volta entrati nel locale, i militari si sono trovati davanti a una vera e propria serra “indoor”, organizzata con cura, dove sono state rinvenute oltre 80 piante alte circa un metro e mezzo, coltivate mediante un sistema composto da lampade alogene, ventilatori e impianti di aerazione con filtraggio dell’aria.
Nel locale erano inoltre presenti fertilizzanti, bidoni d’acqua e una bilancia di precisione. Durante le operazioni sono state sequestrate anche tre buste contenenti marijuana già essiccata per un peso complessivo superiore al chilogrammo.
Una coltivazione di tali dimensioni, una volta immessa sul mercato dello spaccio al dettaglio, avrebbe potuto generare un guadagno illecito stimato in diverse decine di migliaia di euro.
Nel corso degli accertamenti i Carabinieri hanno richiesto anche l’intervento dei tecnici dell’Enel, che hanno verificato come l’intera serra fosse alimentata tramite un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica. Il furto di energia elettrica è stato stimato in oltre 100 mila euro.
Al termine delle operazioni, l’uomo è stato arrestato e la piantagione e tutta l’attrezzatura utilizzata per la coltivazione sono state poste sotto sequestro.
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