SANITÀ
Cesarò, torna il pediatra: svolta attesa da anni per le famiglie
L’impegno costante ha infine prodotto i risultati sperati. La dottoressa Meo ha infatti accettato l’incarico e, una volta completato l’iter amministrativo, prenderà servizio a Cesarò.
Una notizia attesa da tempo, che segna un punto di svolta per l’intera comunità di Cesarò: i bambini del paese avranno finalmente un pediatra. A darne conferma ufficiale è stata il sindaco, Katia Ceraldi, che ha espresso soddisfazione per un risultato inseguito sin dall’inizio del mandato amministrativo.
La mancanza del pediatra rappresentava una delle criticità più rilevanti per il territorio, una situazione che si protraeva dal 2020 e che costringeva le famiglie a spostamenti lunghi e complessi per garantire assistenza sanitaria ai più piccoli. I punti di riferimento più vicini, infatti, erano il distretto sanitario di Taormina e, in particolare, Francavilla di Sicilia, con disagi evidenti legati alle distanze e alla viabilità.
“Fin dal nostro insediamento abbiamo lavorato con determinazione per colmare questa grave lacuna”, ha dichiarato Katia Ceraldi, sottolineando come l’amministrazione abbia più volte sollecitato il governo regionale affinché venisse ripristinato un servizio essenziale per la comunità.

L’impegno costante ha infine prodotto i risultati sperati. La dottoressa Meo ha infatti accettato l’incarico e, una volta completato l’iter amministrativo, prenderà servizio a Cesarò nei prossimi mesi. Sarà attivato un nuovo ambulatorio pediatrico, mentre l’Amministrazione comunale ha già garantito pieno supporto logistico per facilitare e accelerare il suo inserimento.
“Ho già offerto alla dottoressa la piena collaborazione dell’amministrazione comunale – ha aggiunto il sindaco – affinché possa iniziare la sua attività nel più breve tempo possibile”.
Nel suo intervento, il primo cittadino ha voluto inoltre ringraziare l’onorevole Bernadette Grasso, per l’impegno profuso nella risoluzione di una problematica che riguarda diversi comuni della provincia messinese, così come i dirigenti dell’Asp di Messina e tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento dell’obiettivo.
Il ritorno del pediatra rappresenta molto più di un semplice servizio sanitario: è un segnale concreto di attenzione verso le famiglie e un passo fondamentale per migliorare la qualità della vita in un’area interna che, negli anni, ha dovuto fare i conti con carenze strutturali e difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
Per Cesarò si apre così una nuova fase, in cui il diritto alla salute dei più piccoli torna finalmente al centro della comunità.
Gianluca Virgillito
POLITICA
Bronte, confronto per la salvaguardia e il rilancio dell’ospedale
Prosegue l’impegno dell’amministrazione comunale di Bronte per il rilancio dell’ospedale “Castiglione-Prestianni”, presidio sanitario di riferimento per l’intero versante nord-occidentale dell’Etna.
Il sindaco Giuseppe Gullotta ha incontrato in Comune il deputato regionale Giuseppe Zitelli, segretario della Commissione Sanità dell’Ars. Al confronto hanno partecipato anche la presidente del Consiglio comunale Silvia Fallico e l’assessore Fabio Meli.
Al centro dell’incontro, le criticità della struttura e la necessità di potenziarne i servizi. L’ospedale serve infatti un bacino di oltre 50 mila persone, comprendendo anche territori fuori dalla provincia di Catania, come Cesarò e San Teodoro.
Secondo l’amministrazione comunale, però, l’attuale offerta sanitaria resta insufficiente, così come le previsioni contenute nella nuova bozza della rete ospedaliera regionale. Da qui l’intesa tra il sindaco Gullotta e l’onorevole Zitelli per chiedere un’audizione in Commissione Sanità all’Assemblea Regionale Siciliana.
Zitelli ha assicurato l’impegno a portare la questione anche a Palermo, sottolineando la necessità di garantire servizi sanitari adeguati e uniformi a tutti i cittadini.
Il sindaco Gullotta ha ribadito il ruolo strategico del “Castiglione-Prestianni” per tutto il comprensorio, annunciando nuove iniziative dopo la Sagra del Pistacchio per chiedere interventi concreti e rafforzare i servizi sanitari destinati al territorio.
SANITÀ
Protonterapia al Cannizzaro, Adorno chiede di riattivare il progetto
La deputata del M5S presenta un’interrogazione alla Regione: “Servono un nuovo progetto e una valutazione aggiornata”
Riattivare il progetto per la realizzazione di un Centro di protonterapia all’Azienda ospedaliera per l’emergenza Cannizzaro di Catania. È la richiesta avanzata dalla deputata regionale del Movimento 5 Stelle Lidia Adorno, che ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione e all’assessore regionale alla Salute.
Il progetto era stato avviato nel 2012 e prevedeva un investimento complessivo di circa 112,2 milioni di euro, con risorse europee, nazionali e regionali e una quota a carico di un investitore privato. Secondo le stime dell’epoca, il centro avrebbe potuto trattare circa 1.600 pazienti l’anno, diventando un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno.
La protonterapia è una delle tecniche più avanzate di radioterapia oncologica e consente di concentrare maggiormente la dose di radiazioni sul tumore, limitando l’esposizione dei tessuti sani circostanti. Per Adorno, la realizzazione del centro potrebbe inoltre contribuire a ridurre la mobilità sanitaria passiva, evitando ai pazienti siciliani di rivolgersi a strutture del Centro-Nord.
Nell’interrogazione la parlamentare chiede alla Regione se intenda inserire nuovamente il progetto nella programmazione sanitaria e valutare anche una collaborazione tra Servizio sanitario pubblico, Università di Catania, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e altri soggetti. Chiesto inoltre di verificare la disponibilità e l’idoneità delle aree originariamente individuate all’interno del Cannizzaro.
Qualora il progetto del 2012 non fosse più attuale, Adorno sollecita infine la predisposizione di un nuovo studio tecnico-economico, aggiornato alle tecnologie, ai costi e agli standard oggi richiesti per la realizzazione e gestione di un centro di protonterapia.
POLITICA
Suicidio assistito, Forza Italia presenta un ddl all’Ars
Regole certe e uguali in tutta la Sicilia per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. È l’obiettivo del disegno di legge depositato all’Assemblea regionale siciliana dai deputati di Forza Italia Salvo Tomarchio, primo firmatario, e Stefano Pellegrino, capogruppo azzurro all’Ars.
La proposta punta a dare attuazione alle pronunce della Corte costituzionale, a partire dalla sentenza del 2019, definendo procedure e tempi per le aziende sanitarie siciliane.
«Una persona affetta da una patologia irreversibile, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e che chiede di porre fine alla propria esistenza con dignità – spiegano Tomarchio e Pellegrino – ha diritto a una risposta certa e tempestiva, che non dipenda dalla provincia in cui vive o dalla sensibilità del singolo dirigente sanitario».
Il testo, composto da quattordici articoli, non modifica i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale, ma disciplina il percorso sanitario. In ogni Asp dovrebbe essere istituita una commissione multidisciplinare permanente, affiancata dallo specialista che segue la patologia del paziente e dall’organismo aziendale per l’etica clinica.
Prevista anche la possibilità per il medico di esercitare l’obiezione e quindi di non partecipare alla procedura. Il paziente dovrà inoltre essere preventivamente informato sulle cure palliative e potrà revocare la propria decisione in qualsiasi momento.
La somministrazione del farmaco, secondo la proposta, dovrà essere effettuata direttamente dalla persona interessata, con l’assistenza del personale sanitario, in ospedale, in hospice oppure a domicilio.
«La questione di fondo spetta al Parlamento nazionale – concludono i due deputati – ma la Sicilia deve essere in grado di garantire procedure chiare, verificabili e uguali per tutti».
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