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«È in ospedale», detenuto va in discoteca nel Catanese: arrestato all’Ikebana

CATANIA – I carabinieri della Stazione di San Giovanni La Punta hanno arrestato in flagrante il 54enne catanese Giuseppe Tosto, poiché ritenuto responsabile di evasione.

Tra le autovetture parcheggiate fuori la discoteca Ikebana di via Pietra dell’Ova i militari di pattuglia riconoscono quella comunemente utilizzata dal 54enne. Un breve giro esplorativo all’interno della discoteca di un carabiniere in abiti civili, nel frattempo fatto intervenire, consente di individuarlo.

Per evitare problemi alla sicurezza delle numerose persone presenti nel locale, i carabinieri si inventano una stratagemma per fare uscire l’evaso dalla discoteca. Una pattuglia raggiunge l’abitazione del reo, citofona e riceve dalla madre questa giustificazione per l’assenza del figlio: «È uscito di casa da appena dieci minuti poiché si è dovuto recare in ospedale per un forte dolore al petto».

I militari salutano la donna, mentre nel giro di pochi secondi il reo, avvertito al cellulare dalla madre, esce di corsa dalla discoteca per raggiungere l’autovettura dove ad attenderlo ci sono le manette.

L’arrestato, ammesso al rito per direttissima, è stato ricollocato agli arresti domiciliari così come deciso dal giudice che, però, lo ha obbligato ad indossare il braccialetto elettronico.

Giuseppe Tosto

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Caro gasolio: il CTS “governo sordo e cieco”. Confindustria dice no allo stop

Il caro gasolio continua a mietere vittime, rischiando di colpire soprattutto l’economia dell’isola.

E se da una parte cresce la preoccupazione, manifestata in particolare dai primi cittadini dell’agrigentino, per lo stop degli autotrasportatori, che rischia seriamente di causare danni per milioni di euro all’intera agricoltura siciliana, dall’altra il Comitato Trasporto Siciliano, pur comprendendo le loro ragioni, ci tiene a chiarire che la responsabilità di questa situazione non è degli autotrasportatori, bensì di un Governo centrale che dopo due richieste formali di convocazione, non si è ancora degnato di fornire risposta.

Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, precisa le modalità della protesta: «Non faremo blocchi stradali e non organizzeremo presidi. Lasceremo le strade completamente libere, garantendo il diritto di circolare e di lavorare a chiunque decida di farlo».

Ma, come spiega lo stesso Bella, la scelta di incrociare le braccia è una drammatica necessità finanziaria.

Intanto Confindustria Catania comunica la propria decisione di non aderire al fermo dell’autotrasporto previsto dal 16 al 22 ottobre, una scelta dettata dalla volontà di preferire il confronto nelle sedi istituzionali, per tutelare maggiormente gli interessi del comparto e delle aziende rappresentate, con l’auspicio che le istanze del settore trovino al più presto riscontro, nell’interesse del sistema produttivo e della continuità dei servizi di trasporto.

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Consorzio Autostrade Siciliane limite a 60 kmh su A18 e A20 è pericoloso

A18 autostrada

Il Consorzio Autostrade Siciliane si è espresso sul limite di velocità di 60 chilometri orari sulla A18 e sulla A20 chiesto dal ministero dei Trasporti, dichiarandolo troppo pericoloso.

È quanto emerso dalla nota che il Cas ha inviato al ministero, sottolineando che servirebbero del tempo e ulteriori approfondimenti per individuare quali sarebbero le limitazioni più idonee per non creare danni o rischi agli automobilisti.

Le autostrade siciliane Messina Palermo e Messina Catania presentano indubbiamente delle criticità, come indicato a chiare lettere nell’ultima relazione dell’ispettore ministeriale Placido Migliorino, inviato nuovamente i primi di ottobre sull’isola per verificare le condizioni di sicurezza sulle autostrade: le A18 e A20, allo stato attuale, non possono ritenersi percorribili con adeguati standard di sicurezza».

Gli unici interventi già avviati per procedere all’adeguamento delle tratte sono su 12 gallerie, ma per il momento, nessun altro cantiere è stato avviato, e la sola programmazione non basta, ha ribadito Migliorino. Pertanto, l’unica resta ridurre la velocità a 60 chilometri orari per evitare la chiusura, in quanto, fatta eccezione per alcuni tratti, le A 18 e A 19 non rispondono affatto agli standard di legge, soprattutto in materia di installazione e impiego di barriere di sicurezza conformi, essendo presenti ancora quelli installate quando le autostrade furono realizzate.

Il Cas ha risposto elencando tutti gli interventi programmati e le risorse stanziate dalla Regione: 13,3 milioni di euro di fondi Poc, e affermando che per il momento non intende applicare il limite di 60 chilometri orari, ritenuto controproducente e potenzialmente pericoloso, perché specialmente in alcuni tratti, si creerebbero condizioni di sovrasaturazione, con code e rallentamenti improvvisi.

Un problema di grande rilievo in quanto le due autostrade rappresentano un collegamento fondamentale non solo per i pendolari, per gli approvvigionamenti e le attività commerciali, ma anche per gli interventi di soccorso, le emergenze e per assicurare i servizi essenziali alla popolazione, nonché per le attività portuali e aeroportuali ed il settore turistico.

In definitiva, la partecipata regionale intende completare con urgenza l’istruttoria tecnica prima dell’adozione di misure restrittive di carattere generalizzato, al fine di assicurare una reale riduzione del rischio senza creare ulteriori condizioni di pericolo.

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Protesta Uiltucs dei lavoratori del Policlinico di Catania: interviene la prefettura

La prefettura ha deciso di scendere in campo in difesa dei 475 lavoratori dei servizi di supporto e ausiliarato del policlinico di Catania, riuniti in un sit-in ieri mattina in piazza Università a Catania.

Durante la protesta, una delegazione del sindacato Uiltucs è stata ricevuta in prefettura ed ha ricevuto le prime rassicurazioni del caso. Una nota del sindacato, infatti, riferisce che “la prefettura di Catania ha assunto l’impegno di avviare un’interlocuzione con i vertici del Policlinico, coinvolgendo anche l’assessorato regionale della Salute, con l’obiettivo di favorire l’apertura di un tavolo tecnico nel quale affrontare le criticità e individuare possibili soluzioni a salvaguardia dell’occupazione”.

“È un primo passo importante, ma la vertenza non può considerarsi risolta” ha fatto sapere il sindacato, che rimane in attesa di interventi rapidi e concreti, affinché nessun lavoratore possa rimanere sospeso nell’incertezza e soprattutto non vi siano perdite occupazionali, riduzione delle ore o arretramento salariale.

Come ha spiegato uno dei lavoratori ai nostri microfoni, durante la protesta, la vertenza nasce a causa dall’assunzione diretta di 45 operatori sociosanitari da parte dell’azienda ospedaliera, che comporterebbe un rischio di tagli e riduzione delle ore di lavoro dei dipendenti OSS attualmente assunti da un’azienda privata, con inevitabili ripercussioni sulle condizioni economiche e familiari dei lavoratori.

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