POLITICA
Politica siciliana in fermento in vista del 2027
In Sicilia la situazione politica è bollente, in ottica delle prossime elezioni regionali 2027. I responsabili dei partiti dell’Isola sono al lavoro anche per le elezioni politiche, con grandi movimenti che potrebbero spostare gli equilibri. Tra i leader siciliani c’è Luca Sammartino, attuale Vicepresidente della Regione, che pare abbia velleità di candidarsi alle elezioni nazionali.
Ma non solo la Lega ha questi pensieri. Anche Sud chiama Nord da settimane sta lavorando anche in quest’ottica e ha annunciato grandi novità proprio per il mese di ottobre. Cateno De Luca intanto ieri ha presentato in conferenza stampa il nuovo ingresso nel partito, ovvero il sindaco di Bagheria Filippo Tripoli, che vanta un passato nelle fila di Italia Viva e della Democrazia Cristiana. “La scelta di Filippo per noi è strategica”, ha commentato a caldo un soddisfatto Cateno De Luca. “Bagheria rappresenta una delle realtà più importanti della provincia palermitana, ma il valore di Tripoli risiede nel suo incarnare quella figura istituzionale che riteniamo indispensabile portare all’interno dei parlamenti.” Così prosegue la cosiddetta “destrutturazione” portata avanti da De Luca e prosegue il dialogo con il centrodestra, con la regia di Fratelli d’Italia e con Forza Italia spettatore per comprendere gli ulteriori scenari.
Novità in casa Democrazia Cristiana. Carmelo Pace è stato eletto segretario nazionale del partito. Tra i primi a congratularsi la Lega, che con le parole del segretario regionale Nino Germanà: “A lui rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro, con la certezza che continueremo a confrontarci e a collaborare con lealtà, nel rispetto delle nostre identità politiche e nell’interesse della Sicilia”.
Per il centro sinistra invece si attendono ulteriori sviluppi. Nel frattempo, Controcorrente di Ismaele La Vardera scende in campo con la “Finanziaria che vorrei” sabato 3 ottobre nelle principali città siciliane.
POLITICA
Schifani punta sulla trasparenza, Cateno De Luca vira a destra e si allea con Fratelli d’Italia
La trasparenza amministrativa come risposta alle ultime vicende giudiziarie, mentre sul fronte politico si ridisegnano gli equilibri in vista delle elezioni del 2027.
Sono due i te mi che agitano la politica siciliana. Da una parte il presidente della Regione Renato Schifani, che rilancia l’azione del suo governo con un disegno di legge per rendere trasparenti i rapporti tra interessi privati e pubblica amministrazione. Dall’altra Cateno De Luca, che ufficializza l’accordo con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia per le prossime elezioni politiche.
Il provvedimento approvato dalla giunta regionale, elaborato insieme all’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, prevede un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi e un’Agenda degli incontri con esponenti politici e funzionari regionali.
Ogni interlocuzione su autorizzazioni, concessioni, contributi e finanziamenti dovrà essere tracciabile, compresi i contatti informali per accelerare pratiche o influenzare decisioni. Gli incontri dovranno essere registrati entro cinque giorni. Previste sanzioni per chi viola le disposizioni.
Un’iniziativa che Schifani rivendica come necessaria per il risanamento morale delle istituzioni e per recuperare la fiducia dei cittadini. Il testo dovrà adesso affrontare l’iter parlamentare all’Assemblea regionale siciliana.
Intanto, sul fronte delle alleanze, arriva la conferma dell’intesa tra Cateno De Luca e Fratelli d’Italia. Sud chiama Nord correrà alle Politiche del 2027 con il proprio simbolo e la propria identità, nell’ambito dell’accordo raggiunto con il partito della Presidente del Consiglio.
Ma De Luca mette subito un paletto: l’intesa nazionale non cambia la sua posizione in Sicilia, dove resterà all’opposizione del governo Schifani. I dettagli dell’accordo saranno illustrati martedì alla Camera, dove dovrebbe nascere il gruppo di Sud Chiama Nord con Manlio Messina pronto a rientrare in Fratelli d’Italia tramite il passaggio al gruppo di De Luca insieme a un altro collega meloniano in modo da creare una componente parlamentare con il deputato Francesco Gallo ed evitare di raccogliere 600mila firme per le elezioni nazionali come previsto dalla nuova legge elettorale, votata favorevolmente da Sud chiama Nord.
POLITICA
Legge elettorale, via libera definitivo della Camera
Via libera definitivo della Camera alla nuova legge elettorale. Il testo, già approvato dal Senato, passa a scrutinio segreto con 227 voti favorevoli e 164 contrari. La riforma diventa così legge, al termine di un percorso parlamentare segnato da forti tensioni tra maggioranza e opposizioni.
Ma cosa cambia per gli elettori? Il nuovo sistema è proporzionale, con un premio di maggioranza di 105 seggi, 70 alla Camera e 35 al Senato, destinato alla coalizione o alla lista più votata, purché superi il 42 per cento dei consensi in entrambi i rami del Parlamento.
Tornano anche le preferenze, fino a tre con alternanza di genere, ma resta il capolista bloccato. Le coalizioni dovranno inoltre indicare il candidato alla presidenza del Consiglio, senza modificare le prerogative costituzionali del Capo dello Stato. Confermate le soglie di sbarramento del 3 per cento per le liste e del 10 per cento per le coalizioni. Novità anche per il voto dei fuorisede.
Intanto, a Montecitorio, clima incandescente durante le dichiarazioni di voto. L’intervento di Giovanni Donzelli, di Fratelli d’Italia, scatena le proteste delle opposizioni e gli applausi della maggioranza.
Durissimo l’attacco della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che accusa Giorgia Meloni di aver sacrificato la parità di genere e contesta le priorità del governo, mentre il Paese, sottolinea, affronta problemi ben più urgenti.
La riforma incassa dunque il sì definitivo del Parlamento, ma lo scontro politico resta apertissimo.
POLITICA
Tensione Schifani-Forza Italia: telefonata con Tajani e dimissioni ipotizzate
Ore di tensione per il governo regionale siciliano. Il presidente della Regione Renato Schifani, dopo le dichiarazioni di Nino Minardo, nella notte ha riunito a Palazzo d’Orleans il suo staff e un gruppo di parlamentari regionali a lui vicini. Un vertice considerato decisivo, mentre il governatore ha valutato concretamente l’ipotesi delle dimissioni.
A pesare, però, non sarebbero soltanto le tensioni interne alla maggioranza. Nelle stesse ore Schifani ha avuto un colloquio telefonico con il Vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia Antonio Tajani. Una telefonata descritta come particolarmente accesa e che avrebbe fatto emergere un nodo politico destinato ad avere un peso determinante: la ricandidatura di Schifani alle elezioni regionali del 2027.
Il presidente aveva fin qui dato per scontata la propria ricandidatura. Da Roma, però, le certezze sembrano essere venute meno. In Forza Italia emergerebbero dubbi e perplessità importanti sulla possibilità di riproporre Schifani alla guida della Regione. Un quadro che, unito alle recenti tensioni e alle richieste di rinnovamento della politica siciliana, avrebbe spinto il governatore a riflettere seriamente sul proprio futuro politico ipotizzando anche le sue dimissioni da Presidente.
Sul fronte giudiziario e istituzionale, intanto, si aggiunge un altro elemento di tensione. La Commissione regionale antimafia, presieduta dal deputato del Pd Antonello Cracolici, ha annunciato un’indagine conoscitiva sui recenti episodi legati a possibili casi di corruzione all’interno dell’amministrazione regionale. E tra le persone che saranno ascoltate in audizione ci sarà anche lo stesso Schifani.
Dall’opposizione, intanto, arriva la richiesta di un passo indietro immediato. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, commentando le parole del presidente, parla della peggiore legislatura di sempre, segnata da arresti e inchieste. E invita Schifani a non perdere tempo: secondo La Vardera, la strada sarebbe una sola, quella delle dimissioni immediate. “Liberi finalmente la Sicilia”, è il suo appello.
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