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POLITICA

Undici possibili candidati sindaci alla conquista di Palazzo dei naxioti

Grandi manovre politiche in vista delle prossime amministrative dove “fioccano” le candidature a sindaco in un panorama che, comunque, rischia di confondere l’elettorato. Al momento l’unica candidatura ufficiale resta quella di Agatino Bosco, che ha deciso da tempo un percorso autonomo. Una intenzione questa che è stata ribadita di recente anche dallo stesso Bosco. Grande attesa, inoltre, per venire a conoscenza del candidato ufficiale di “Sud chiama Nord”. In questo ambito sabato sera è previsto in piazza San Pancrazio, un incontro dove saranno anche resi noti i 36 candidati al Consiglio Comunale delle tre liste annunciate dal leader del movimento, Cateno De Luca. La prima lista avrà, con tutta probabilità, come aspirante al massimo incarico di Palazzo dei Naxioti il “manager geologo”, Salvo Puccio. Bisognerà vedere chi si troverà al vertice delle restanti due “liste civetta”. Si sta muovendo, inoltre, una grossa colazione che vede un’alleanza tra varie aree politiche. Si attende l’esito dell’ultima della serie delle estenuanti e non proficue riunioni di questo gruppo che dovrà scegliere quale candidato sindaco tra: Giuseppe Biondo, Alessia Barbagallo, Daniele Salimbeni e Giovanni Laganà e Seby Cavallaro. Era prevista, ieri sera, una sorta di “primaria” dalla quale far uscire dal cilindro il possibile candidato. Non hanno ancora ufficializzato la propria candidatura, infine, altri personaggi politici di spicco del panorama politico locale. Luigi La Spada, alfiere di “Forza Italia”, vista la fase di stallo degli altri gruppi, si è detto pronto a concretizzare, nei prossimi giorni, la sua discesa in campo quale candidato sindaco. Stessa cosa per l’ex sindaco, Antonio Veroux, che punta dritto all’ennesima scalata a Palazzo dei Naxioti. Stando ad un rapido calcolo sono almeno undici le possibili candidature in una situazione politica molto fluida e variegata.

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ATTUALITÀ

Continuano le tensioni in Medio Oriente: il ministro Tajani afferma che il governo è impegnato per sostenere le famiglie e le imprese esposte ai rincari

L’Iran permetterà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Trump tuona contro l’Iran, che a suo dire sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, “non erano questi gli accordi” dice. Per questa ragione ha sottolineato che le forze militari statunitensi rimarranno schierate vicino all’Iran fino al raggiungimento di un vero accordo.

Gli Usa chiedono inoltre ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre ai negoziati con Beirut, nonostante ribadisca di non voler alcuna tregua con Hezbollah. 

Uniti nella condanna dei raid israeliani in Libano le cancellerie europee, ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che si prepara ad ospitare i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington. 

Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha affermato che le attuali guerre in Medio Oriente e in Ucraina, con le tensioni commerciali e i problemi economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La priorità del governo è quindi sostenere proprio le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia, sottolineando di essere in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

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ATTUALITÀ

Ancora tensioni in Medio Oriente, Meloni critica Trump e il petrolio torna a salire

La tregua di due settimane raggiunta tra USA e Iran e già compromessa: lo Stretto di Hormuz è stato completamente chiuso, costringendo le petroliere a tornare indietro. La decisione è stata presa dopo i raid israeliani condotti ieri su Beirut e diverse altre regioni del Libano contro Hezbollah, che hanno provocato la morte di 203 persone ed il ferimento di oltre un migliaio di altre.

Anche i mezzi italiani della missione Unifil in Libano sono rimasti coinvolti negli scontri, diventando bersaglio dei colpi di avvertimento dell’esercito israeliano, per fortuna senza feriti. Furiosa Giorgia Meloni, che ha riferito a Montecitorio ammettendo di non supportare l’attuale politica di Washington, mentre il ministro Tajani convoca l’ambasciatore israeliano per avere chiarimenti.

Inoltre, la premier ha annunciato che, se la crisi in Medio Oriente dovesse peggiorare, giovedì chiederà la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita dell’Ue, accordo dell’Unione europea che impone agli Stati membri di mantenere sotto controllo le proprie politiche di bilancio al fine di garantire la stabilità dell’Eurozona.

Intanto, Donald Trump ha espresso ancora una volta il suo dissenso verso la Nato, affermando che “non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo ancora”, il tutto mentre il costo del greggio è tornato a salire,raggiungendo gli oltre 97 dollari al barile. 

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ATTUALITÀ

Tregua tra Usa e Iran: al via i negoziati in Pakistan già da venerdì

Donald Trump ha fatto un passo indietro: dopo aver lasciato il mondo intero col fiato sospeso, in piena notte, ha accettato di estendere di due settimane l’ultimatum per l’Iran. Ma la condizione posta dalla Casa Bianca è chiara: lo stop ai bombardamenti ci sarà solo in caso di una completa, immediata e sicura apertura dello Stretto di Hormùz.

Trump si dice fiducioso in merito ad una pace a lungo termine con l’Iran, che rappresenterebbe a suo dire una “vittoria totale e completa”.

Determinante sarebbe stato l’intervento della Cina che ha esortato l’Iran ad essere più flessibile, aprendosi alla tregua. A giocare inoltre un ruolo importante nelle trattative delle ultime ore come mediatore tra le parti è stato il Pakistan, con i negoziati che dovrebbero iniziare a Islamabad il prossimo venerdì.

Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha accolto con favore il cessate il fuoco, esortando tutte le parti a rispettarne i termini al fine di raggiungere una pace duratura nella regione, sottolineando quanto l’Unione Europea sia pronta a sostenere gli sforzi in corso.

Anche il commissario Ue al Mediterraneo, Dubravka Suica ha ammesso l’importanza della tregua, soprattutto per la popolazione direttamente coinvolta, ma ha sottolineato che anche il Libano deve essere incluso nel cessate il fuoco, al fine di poter raggiungere una pace più ampia.  

Il cessate il fuoco decretato con l’Iran, infatti, non si applica al Libano ha evidenziato Israele, dove si continua a combattere contro il movimento islamista Hezbollah, alleato di Teheran.

All’alba di oggi nuovi bombardamenti hanno colpito la città costiera di Tiro, con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato che Libano e Israele continuano ad attaccarsi in quanto il Libano non sarebbe incluso nell’accordo di cessate il fuoco concordato da Washington e Teheran, seppur la dichiarazione contraddica le informazioni diffuse dal Pakistan.

Intanto, le borse europee tirano un sospiro di sollievo quest’oggi: la notizia della tregua, infatti, ha portato importanti rialzi, mentre lo spread tra Btp e Bund è sceso a 73 punti ed è crollato il prezzo del petrolio, sceso sotto i 100 dollari al barile, e quello del gas, sceso sotto i 45 euro.

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