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ECONOMIA

Caro gasolio, agricoltori in protesta sulla SS 192 a Sferro

È cominciata ieri mattina la protesta degli agricoltori lungo la Statale 192, in contrada Sferro, al confine tra Paternò e Ramacca. Un presidio fisso per dire basta al caro gasolio e a costi energetici diventati sempre più insostenibili per le aziende agricole.

Nel mirino dei manifestanti le tensioni sui mercati, le speculazioni e l’assenza di riduzioni fiscali strutturali, che continuano a pesare sui bilanci delle imprese e sulla tenuta del comparto.
Alla mobilitazione hanno aderito agricoltori e rappresentanti delle categorie produttive provenienti da Castel di Iudica, Ramacca, Raddusa, Belpasso, Paternò e Biancavilla. Ma la protesta vuole andare oltre il mondo agricolo e farsi portavoce del malcontento di tutti i cittadini alle prese con il carovita e con l’aumento delle spese quotidiane.

Una mobilitazione che si inserisce in una più ampia rete di proteste in Sicilia, con altri presidi attivi, da Gela a Priolo, per chiedere risposte concrete contro il rincaro dei costi e a tutela di famiglie e imprese.

ATTUALITÀ

Caro gasolio: il CTS “governo sordo e cieco”. Confindustria dice no allo stop

Il caro gasolio continua a mietere vittime, rischiando di colpire soprattutto l’economia dell’isola.

E se da una parte cresce la preoccupazione, manifestata in particolare dai primi cittadini dell’agrigentino, per lo stop degli autotrasportatori, che rischia seriamente di causare danni per milioni di euro all’intera agricoltura siciliana, dall’altra il Comitato Trasporto Siciliano, pur comprendendo le loro ragioni, ci tiene a chiarire che la responsabilità di questa situazione non è degli autotrasportatori, bensì di un Governo centrale che dopo due richieste formali di convocazione, non si è ancora degnato di fornire risposta.

Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, precisa le modalità della protesta: «Non faremo blocchi stradali e non organizzeremo presidi. Lasceremo le strade completamente libere, garantendo il diritto di circolare e di lavorare a chiunque decida di farlo».

Ma, come spiega lo stesso Bella, la scelta di incrociare le braccia è una drammatica necessità finanziaria.

Intanto Confindustria Catania comunica la propria decisione di non aderire al fermo dell’autotrasporto previsto dal 16 al 22 ottobre, una scelta dettata dalla volontà di preferire il confronto nelle sedi istituzionali, per tutelare maggiormente gli interessi del comparto e delle aziende rappresentate, con l’auspicio che le istanze del settore trovino al più presto riscontro, nell’interesse del sistema produttivo e della continuità dei servizi di trasporto.

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ATTUALITÀ

Mobilità in Sicilia: a Messina i taxi più cari d’Italia, cresce la spesa cashless

Sono tempi duri per chi vuole muoversi in Sicilia, tra il caro benzina e l’attività dell’Etna, viaggiare in città o fuori dall’Isola è sempre più costoso o complicato.

Per quanto riguarda i taxi, utilizzati soprattutto dai turisti, Messina risulta essere la città più cara d’Italia, dove la spesa media per una corsa da e per l’aeroporto può arrivare anche a 150€, un primato che riflette le criticità logistiche dell’area dello Stretto e la necessità di coprire distanze considerevoli, dato che l’aeroporto più vicino è quello di Catania, seguita da Milano con 114 euro. All’estremo opposto, Parma e Reggio Calabria risultano tra le città più convenienti, rispettivamente con una media di 10 e 12 euro.

Sono alcune delle evidenze dell’Osservatorio Turismo e Mobilità Cashless di SumUp, che ha analizzato da un lato i prezzi medi di taxi e trasporto pubblico nelle principali città italiane, e dall’altro l’andamento dei pagamenti cashless nel settore della mobilità turistica.

Per il trasporto pubblico Venezia registra il valore medio più alto (€3,8), mentre Bari è la più economica (€1).

Buone notizie per quanto riguarda l’innovazione e la tecnologia nei pagamenti, con la Sicilia che conquista il 2° posto tra le regioni d’Italia con una crescita di più del 40% della spesa cashless nel settore della mobilità, con exploit straordinari nelle province di Catania, 4ª in Italia, e Caltanissetta, 5ª a livello nazionale. Un segnale importante che rivela quanto i pagamenti nel settore della mobilità diventino sempre più fluidi e veloci, con la spesa digitale che tra giugno e agosto 2026 cresce in media del +17% rispetto allo stesso periodo del 2025.

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ECONOMIA

Fondi Ue 2028-2034, Schifani: “Difendere le risorse per la Sicilia”

Settantotto miliardi e trecento milioni di euro. È questa, secondo la proposta della Commissione europea, la dotazione destinata all’Italia per il prossimo ciclo di programmazione. Una cifra che, sul piano nominale, resta in linea con quella del periodo 2021-2027, ma che, considerando inflazione e riclassificazione delle voci di spesa, si tradurrebbe in una riduzione delle risorse realmente disponibili.

È uno dei temi al centro dell’incontro organizzato questa mattina a Palazzo d’Orléans da Confindustria sul Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034.

La posizione della Regione Siciliana è stata ribadita dal presidente Renato Schifani: difendere la consistenza finanziaria della politica di coesione e garantire che le risorse effettivamente disponibili per i territori non siano inferiori a quelle dell’attuale programmazione.

Per la Sicilia, sottolinea Schifani, i fondi europei rappresentano molto più di uno strumento di spesa. Sono investimenti destinati a produrre effetti strutturali sull’economia, sull’occupazione e sulla competitività del territorio.

Ma sul tavolo c’è anche un’altra questione, quella della governance. La nuova architettura europea prevede un unico Piano di partenariato nazionale e regionale, articolato in capitoli territoriali, riforme e investimenti. Ed è proprio su questo punto che la Regione chiede di mantenere un ruolo centrale dei territori, evitando un modello eccessivamente centralizzato.

La Sicilia ha già avviato i lavori per la definizione del proprio capitolo regionale. L’obiettivo indicato dal presidente Schifani è arrivare entro ottobre a una prima bozza del documento, mettendo insieme le esigenze finanziate dal Fesr e dal Fse+, le politiche agricole e quelle legate alla pesca.

Un percorso che la Regione intende costruire insieme al partenariato economico e sociale e, in particolare, con il mondo delle imprese. Perché con una programmazione sempre più legata ai risultati, il confronto tra istituzioni e sistema produttivo diventa, secondo Schifani, decisivo per trasformare le risorse europee in investimenti concreti, nuova occupazione e maggiore competitività per la Sicilia.

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