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POLITICA

Siccità in Sicilia incontro della cabina di regia con i centri dialisi: “Non c’è emergenza, sì alla prevenzione”

Non c’è in atto alcuna emergenza per l’approvvigionamento di acqua nei centri di dialisi della Sicilia. È quanto emerso dalla riunione, che si è tenuta a Palazzo d’Orléans a Palermo, della cabina di regia per la siccità della Regione Siciliana, coordinata dal dirigente del dipartimento della Protezione civile Salvo Cocina. Presenti il dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica, Salvatore Iacolino, e i rappresentanti di categoria. Solo poche strutture, infatti, hanno avuto la necessità di rifornirsi in maniera autonoma con autobotti.

In Sicilia sono presenti circa 80 centri che garantiscono le cure salvavita a 4 mila pazienti. Si tratta di strutture che hanno un grande consumo di acqua: servono fino a mille litri a paziente per ogni seduta di dialisi. Proprio per questa consistente necessità idrica e per scongiurare qualsiasi eventuale futura sospensione o interruzione dei trattamenti, la cabina di regia e il dipartimento Pianificazione strategica predisporranno una direttiva congiunta per sollecitare i Comuni e i gestori del sevizio idrico ad assicurare alimentazione prioritaria e intervenire nei casi di difficoltà, viste le funzioni vitali dei centri di dialisi. A questi ultimi si chiederà contemporaneamente di potenziare i sistemi di accumulo. La cabina di regia, inoltre, a breve acquisirà ulteriori dati sull’utilizzo di acqua delle strutture e si riunirà  per un monitoraggio più approfondito delle esigenze.

ATTUALITÀ

Le ultime dichiarazioni del presidente USA sembrerebbero vedere la fine del conflitto in Medio Oriente: pressione sull’Iran per raggiungere accordo, mente Hormuz resta chiuso

La guerra in Medio Oriente è quasi finita, lo ha detto Donald Trump, assicurando che entro la fine di aprile è possibile arrivare ad un accordo. Dopo il fallimento del primo incontro per i negoziati a Islamabad, infatti, si apre ad un nuovo colloquio per la pace con l’Iran, ma fuori dal territorio pakistano.

Obbiettivo che il leader statunitense sembrerebbe voler realizzare mettendo ancora più pressione sull’Iran, decidendo di inviare altri 10.000 soldati nell’area, per spingere Teheran verso un’intesa in tempi brevi.

Intanto vengono smentite invece le indiscrezioni su una possibile proroga del cessate il fuoco, mentre gli USA continuano a bloccare lo Stretto di Hormuz.

Per quanto riguarda Israele e Libano, invece, Trump ha confermato che i colloqui tra i leader dei due Paesi per un cessate il fuoco dovrebbero svolgersi oggi, notizia però smentita da Beirut, in quanto Libano sembrerebbe non essere a conoscenza di alcun contatto in programma con Israele.

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ATTUALITÀ

Continuano le tensioni in Medio Oriente: il ministro Tajani afferma che il governo è impegnato per sostenere le famiglie e le imprese esposte ai rincari

L’Iran permetterà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Trump tuona contro l’Iran, che a suo dire sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, “non erano questi gli accordi” dice. Per questa ragione ha sottolineato che le forze militari statunitensi rimarranno schierate vicino all’Iran fino al raggiungimento di un vero accordo.

Gli Usa chiedono inoltre ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre ai negoziati con Beirut, nonostante ribadisca di non voler alcuna tregua con Hezbollah. 

Uniti nella condanna dei raid israeliani in Libano le cancellerie europee, ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che si prepara ad ospitare i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington. 

Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha affermato che le attuali guerre in Medio Oriente e in Ucraina, con le tensioni commerciali e i problemi economico-finanziari che ne stanno derivando, sono una sfida molto gravosa per il Paese, per le famiglie e le imprese. La priorità del governo è quindi sostenere proprio le famiglie e le imprese esposte al rincaro del prezzo dell’energia, sottolineando di essere in prima linea nell’impegno internazionale per favorire la de-escalation e ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

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ATTUALITÀ

Ancora tensioni in Medio Oriente, Meloni critica Trump e il petrolio torna a salire

La tregua di due settimane raggiunta tra USA e Iran e già compromessa: lo Stretto di Hormuz è stato completamente chiuso, costringendo le petroliere a tornare indietro. La decisione è stata presa dopo i raid israeliani condotti ieri su Beirut e diverse altre regioni del Libano contro Hezbollah, che hanno provocato la morte di 203 persone ed il ferimento di oltre un migliaio di altre.

Anche i mezzi italiani della missione Unifil in Libano sono rimasti coinvolti negli scontri, diventando bersaglio dei colpi di avvertimento dell’esercito israeliano, per fortuna senza feriti. Furiosa Giorgia Meloni, che ha riferito a Montecitorio ammettendo di non supportare l’attuale politica di Washington, mentre il ministro Tajani convoca l’ambasciatore israeliano per avere chiarimenti.

Inoltre, la premier ha annunciato che, se la crisi in Medio Oriente dovesse peggiorare, giovedì chiederà la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita dell’Ue, accordo dell’Unione europea che impone agli Stati membri di mantenere sotto controllo le proprie politiche di bilancio al fine di garantire la stabilità dell’Eurozona.

Intanto, Donald Trump ha espresso ancora una volta il suo dissenso verso la Nato, affermando che “non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo ancora”, il tutto mentre il costo del greggio è tornato a salire,raggiungendo gli oltre 97 dollari al barile. 

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